Videosorveglianza e domotica: le soluzioni possibili

La videosorveglianza, anche di piccoli ambienti, ha sempre richiesto competenze tecniche talmente specifiche da renderla di fatto inavvicinabile al fai da te. Però questo fino a non molto tempo fa. Da qualche anno, infatti, tale assunto non è più vero, grazie alla diffusione delle soluzioni di video su Ip, ossia in grado di veicolare e memorizzare i flussi video usando protocolli e sistemi tipici dell’informatica, soprattutto le reti cablate. Il video su Ip ha portato una riduzione dei costi dell’hardware, maggiore semplicità di installazione e d’uso e, più in generale, vantaggi sensibili sia nel caso di piccole installazioni che in quelle complesse.

Va precisato che nel caso di un solo appartamento oppure ufficio è sicuramente più semplice ed economico ricorrere a soluzioni Wi-Fi, mentre le soluzioni Ip mostrano la loro efficacia quando si tratta di monitorare aree più estese, con l’impiego di un numero maggiore di telecamere. Le soluzioni wireless mostrano infatti i loro limiti nel caso di installazioni su più piani, coesistenza di troppe reti senza fili, necessità di funzioni evolute o ancora di un controllo centralizzato.

videosorveglianza
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Per descrivere come sfruttare al meglio le opportunità che il video su Ip introduce nella videosorveglianza, esaminiamo la struttura di un semplice sistema a più videocamere, che potrebbe essere usato in svariate applicazioni indoor: dai negozi agli alberghi, ma anche per le aree comuni degli edifici e per le abitazioni private. L’occhio della nostra soluzione è la telecamera Axis M3004-V Network Camera, un dispositivo a cupola di piccole dimensioni e con un design poco appariscente: va montata a soffitto o a parete e quindi non è immediatamente in bella vista.

Trattandosi di una soluzione cablata l’installazione è fissa e quindi richiede di forare i soffitti o le pareti a cui agganciare le M3004 e in cui far passare i cavi che trasportano dati e alimentazione. Se si prevede di dover usare un rilevante numero di telecamere è necessario dotarsi di uno switch, un dispositivo che si occupa di instradare i video in rete, al quale collegare le telecamere stesse. Lo switch deve poi supportare il protocollo Power over Ethernet (PoE), per consentire alle telecamere di ricevere l’alimentazione elettrica direttamente dal cavo di rete Ethernet, lo stesso sul quale corre la trasmissione dati, e va collegato al router domestico per consentire l’accesso al sistema di videosorveglianza via Internet.

Se l’installazione prevede l’utilizzo di poche telecamere è possibile fare a meno dello switch, collegandole direttamente al router. In questo caso, per alimentarle sarà necessario dotare ciascuna telecamera di un “iniettore” PoE, ovvero un piccolo alimentatore che si collega da un lato a una presa elettrica e dall’altro alla telecamera (sempre tramite cavo di rete). Quale sia la scelta migliore va valutata di caso in caso in base al numero delle telecamere e alle possibili evoluzioni future: non va dimenticato che i router usati negli ambienti domestici non hanno solitamente più di 4 o 5 porte.

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IP o Wireless?

Se si desidera sorvegliare un solo appartamento oppure ufficio è sicuramente più semplice ed economico ricorrere a soluzioni Wi-Fi. Le soluzioni Ip sono da scegliere quando si tratta di monitorare aree più estese, con più telecamere. Le soluzioni wireless sono meno funzionali nel caso di installazioni su più piani, coesistenza di troppe reti senza fili, necessità di funzioni evolute o ancora di un controllo centralizzato.

Fondamentale nell’installazione di un sistema di videosorveglianza IP è la fase progettuale. Trattandosi di videocamere fisse bisogna definirne la posizione in base alle zone da coprire e tenendo conto del loro angolo di visuale (nel caso delle M3004 è di circa 80 gradi). Il posizionamento deve essere studiato in modo da non complicare troppo le operazioni di cablaggio. In un ufficio o un negozio si può nascondere tutto nei controsoffitti, se ci sono, ma in un’abitazione lo spazio di manovra è inferiore. Se non abbiamo previsto uno switch PoE, è bene fare attenzione a dove posizionare gli iniettori PoE: non è necessario che siano vicini alle rispettive telecamere (la portata di una connessione PoE è di 100 metri circa), ma un certo spazio lo occupano.

Le telecamere Axis collegate in rete e attive sono rilevate automaticamente dal software di gestione Camera Companion, disponibile per ambienti Windows, in grado di gestire fino a 16 telecamere. Di fatto il software considera tutte le telecamere come un unico insieme che sorveglia l’intero sito. La gestione avviene su un’unica pagina di controllo, che è meglio proteggere con password, così come è bene che anche le singole videocamere siano protette con una chiave d’accesso.

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Otto consigli da seguire

1- Il cavo che collega una telecamera Ip a un componente attivo, come uno switch o un router, non deve superare i 100 metri di lunghezza;

2- I cavi di Categoria 6 sono i più indicati, l’alternativa sono i più economici Cat5e;

3- Verificate che l’eventuale switch PoE offra abbastanza potenza da alimentare tutte le telecamere connesse e le loro funzioni;

4- È opportuno che la rete dedicata alle videocamere sia in tecnologia Gigabit Ethernet, altrimenti i flussi video di più videocamere, magari ad alta definizione, la intaseranno;

5- Per ridurre il flusso di dati da veicolare e memorizzare, se possibile evitate che tutte le videocamere registrino in continuazione. Alcune hanno un rilevatore di movimento per attivarsi solo in presenza di persone nel loro campo visivo;

6- Ambienti “ostili” richiedono videocamere Ip adeguate, ad esempio resistenti alle intemperie o protette da manomissioni e vandalismi;

7- Le telecamere IP poste in esterni dovrebbero essere protette da sbalzi di tensione;

8- Gli alimentatori sono uno dei punti di vulnerabilità di qualsiasi rete dati: se è necessaria una sorveglianza continua è bene dotare di un piccolo gruppo di continuità gli elementi critici, in particolare lo switch o il router.